Genova: un 1 milione e 800mila euro di tagli per i servizi sociali

thumb-1-036Un taglio di 1 milione e 800mila euro ai servizi sociali per i senza dimora: questa è l'intenzione manifestata in questi giorni dal Comune di Genova. Un'ipotesi gravissima che metterebbe in ginocchio servizi fondamentali per la sopravvivenza e il recupero delle tante persone che vivono in condizioni di marginalità estrema.

Servizi innovativi che con un approccio integrato, sono diventati un modello per altri territori in termini sia di benefici per i soggetti in difficoltà, che da un punto di vista occupazionale.

di Clara Capponi

Riportiamo di seguito una nota, diffusa il 6 maggio 2013 dallla Rete genovese degli enti di terzo settore per le persone senza dimora di cui fanno parte

Il Comune di Genova ha dichiarato in questi giorni l'intenzione di diminuire il sostegno economico ai servizi del terzo settore dedicati alle persone senza dimora: l'ipotesi che si sta profilando è un taglio di 1 milione e 800 mila euro.
L'assessore comunale ai Servizi Sociali Paola Dameri ha dichiarato che, a fronte di mancati trasferimenti per 36 milioni di euro dallo Stato, il Comune dovrà provvedere a ridurre le spese a bilancio: "Inevitabile tagliare anche la spesa sociale".
La prospettiva, del resto, si inserisce in un quadro già critico, perché è da inizio anno che il Comune di Genova non riconosce alcuna forma di sostegno economico per i servizi precedentemente finanziati sotto forma di contributo e ha comunicato l'intenzione di sospendere quelli in convenzione. Ovvio che il Comune, pur non contribuendo più alle spese, ha continuato a usufruire del lavoro svolto dagli operatori del terzo settore inviando persone e ricevendo servizi che non era in grado di garantire altrimenti.

La Rete genovese degli enti di terzo settore per le persone senza dimora denuncia l'atteggiamento e l'intenzione dell'Amministrazione Comunale come lesivi dei diritti di chi già patisce l'esclusione e la grave emarginazione e come fattore di precarietà occupazionale per gli operatori sociali che affiancano i volontari nei centri di ascolto, nelle mense, nelle docce, nei dormitori cittadini, con professionalità specifiche ed esperienza. L'intervento sociale a favore delle persone in condizione di fragilità estrema, oltre che un dovere di civiltà, costituisce un risparmio per la collettività: ricordiamo infatti che il costo di un giorno di carcerazione (sappiamo bene che molti reati sono causati dall'indigenza) equivale ad un anno di sostegno di una persona in un alloggio privato e che un giorno di ospedale (sappiamo altresì che molti ricoveri vengono prolungati o giustificati da motivi umanitari) equivale ad un mese in una struttura alloggiativa protetta.

È penoso  dover ragionare di soldi sulla testa di quanti non hanno nulla e dover constatare il paradosso per cui il Comune paventa di chiudere quei servizi che, diversi anni fa, decise di esternalizzare ottenendo, nei fatti, risparmio e qualità: per ogni euro messo dal Comune di Genova, infatti, le organizzazioni della Rete ne impegnano da 2 a 4. In questi anni la Rete ha dimostrato di far fruttare i servizi convenzionati con il Comune in termini di benefici per le persone senza dimora, di sviluppo di un approccio integrato che è divenuto modello anche per altri territori, di valorizzazione del volontariato e, non certo ultimo, di crescita occupazionale, attraverso l'assunzione e la stabilizzazione di operatori professionali e l'inserimento in percorsi di inclusione lavorativa di persone provenienti dal disagio.

Il Comune di Genova è disponibile a smantellare tutto questo, ignorando la moltiplicazione del valore sociale ed economico e il presidio di dignità umana che l'azione della Rete in questi anni ha dimostrato di saper garantire.