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CSVnet Centri di servizio per il volontariato

La rilevanza strategica del non profit per lo sviluppo del Paese

L'intervento della presidente di CSVnet Chiara Tommasini alla conferenza evento online di lancio della Rilevazione campionaria sulle Istituzioni non profit, che coinvolge quest'anno 110mila istituzioni 

di Giulio Sensi

Ringrazio Paolo Venturi e un ringraziamento ad Istat per aver pensato questo momento e averlo fatto in modo partecipato e condiviso, coinvolgendo il terzo settore e la rete dei Csv nel lancio di una rilevazione che è molto attesa.

Rete dei CSV che è stata anche coinvolta nella predisposizione del questionario. Sono stati accolti e ben raffinati diversi suggerimenti che abbiamo fatto con un gruppo di lavoro informale. Quindi bene il perimetro di osservazione coinvolto, il processo del runts e motivazioni, volontari, l'articolazione delle diverse forme di lavoro e degli operatori particolari, bene la specificità sport e impatti organizzativi da covid. Si può dire che è esempio di come le due competenze, statistica e della prassi, quando si confrontano e co-costruiscono in tutte le fasi, fin dalla progettazione - generano non solo strumenti migliori, e quindi dato migliore, ma anche innovazione e scoperta.

Vorrei partire dal titolo di questa tavola rotonda: la rilevanza strategica del terzo settore per lo sviluppo del Paese si delinea su diverse direttrici: sociale, economica, culturale, ambientale. Una rilevanza strategica che la pandemia ha contribuito a rafforzare in termini di riconoscimento, ma che deve essere misurata ed esercitata sul campo per comprenderne le reali dimensioni: ecco perché c’è molta attesa rispetto a questa Rilevazione, perché può aiutare il non profit italiano a leggersi e a definire correttamente il proprio ruolo in relazione al proprio ecosistema.

Qua si inserisce la rilevanza strategica del volontariato, già emersa con l’aggiornamento del 2019 pubblicato lo scorso ottobre durante le Giornate di Bertinoro che raccontano di un non profit animato nell’85% delle sue realtà esclusivamente da volontari. Questo dato va letto in controluce rispetto a quello del valore dell’occupazione nel terzo settore che è altrettanto importante in termini di inclusione e non solo.

Scorrendo il questionario che verrà sottoposto nei prossimi mesi cresce la curiosità di scoprire quali saranno i risultati. Anche perché le domande incrociano alcuni dei temi strategici su cui il volontariato e i Csv stanno lavorando su tutti i territori: come sta cambiando il volontariato e che tipologie di volontari sono attivi nelle associazioni; in che forme – più strutturate o più fluide – si impegnano; che tipo di relazione lega le organizzazioni ai volontari; le aree di innovazione sociale che sono maggiormente sviluppate dal volontariato, le dimensioni della sostenibilità nelle sue declinazioni sociale economica ambientale, la digitalizzazione e ancora su cosa stanno investendo in termini di formazione e in quali aree investiranno (questo ci aiuterà moltissimo anche ad incrociare, come mondo dei CSV, i bisogni formativi e non solo quelli che raccogliamo e che sono sempre più diversi e ramificati – facendo tutti gli anni noi una accurata analisi dei bisogni sui territori espressi dagli enti no profit per la programmazione delle attività). Questo solo per citare alcuni aspetti.

Ce n’è poi uno di grande rilevanza che riguarda l’impatto del nuovo Codice del Terzo settore e in particolare del Registro Unico Nazionale. Dal nostro osservatorio dei Csv stiamo registrando una fatica crescente dell’associazionismo ad adeguarsi e un bisogno di sostegno e accompagnamento su cui siamo fortemente impegnati sia a livello nazionale (con progetti quali il Cantiere del Terzo settore) sia su ogni territorio (anche lavorando con regioni ed enti locali alla trasmigrazione dei registri).

Un altro aspetto che ci può aiutare nella strutturazione delle attività di servizio al volontariato riguarda l’impatto, diretto e indiretto, della pandemia. Lo abbiamo indagato in questi anni e abbiamo registrato impatti differenti in diversi settori di impegno e anche su scala territoriale. Approfondirne la conoscenza ad intensificare l’esercizio di quel “ruolo strategico nello sviluppo del Paese”. Usciamo da una fase pandemica e siamo oggi alle prese con una nuova emergenza che mai avremmo pensato di affrontare, che ci fa dire ancora una volta ai volontari “se ne fai parte fai la tua parte” per prendere a prestito il claim della campagna di comunicazione del censimento.

Sul tema della scala territoriale vorrei condividere con voi un’ultima osservazione prima di chiudere. Capire chi sono i volontari e cosa fanno sui loro territori è anche la chiave per sviluppare uno dei ruoli più strategici delle associazioni in questo momento: quello dell’amministrazione condivisa, con gli strumenti della co-programmazione e co-progettazione delle politiche locali su cui c’è molta letteratura, ma una pratica ancora in divenire e che necessita di affinamento e soprattutto confronto e scambio. Sarebbe importante se Istat fosse disponibile a strutturare focus territoriali di questa rilevazione e a lavorare con i Csv per condividerne i risultati e le riflessioni.

In conclusione voglio sottolineare ancora come questa rilevazione possa portare un valore aggiunto importante alla lettura del volontariato come “attore di sviluppo”. È una riflessione che in questi mesi stiamo costruendo in modo approfondito nel mondo dei Csv e che sarà fondamentale incrociare con gli elementi di conoscenza che emergeranno. Potremmo iniziare a farlo dal 5 dicembre quando, come ogni anno, celebreremo la Giornata Internazionale del Volontariato: vi invitiamo fin da adesso a partecipare e a portare, se già disponibili, i primi risultati di questo lavoro che come CSVnet e come singoli Csv possiamo sostenere sia in termini di comunicazione sia in termini operativi. Grazie.

Chiara Tommasini* - Presidente di CSVnet

 
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