Giustizia riparativa: il volontariato come seconda occasione

detenuti spazziniMolto spesso promuovere l'attività volontaria è sinonimo di: campagne di comunicazione, eventi, percorsi di orientamento e motivazione, campagne di ricerca di volontari oppure ancora attività di formazione e informazione sul volontariato e sul valore della solidarietà.
Oggi però, per il sistema dei Centri di Servizio per il Volontariato, fare "promozione" significa, sempre di più, rivolgersi anche a quelle fasce della popolazione che ancora troppo spesso vengono escluse da percorsi di volontariato, quali i detenuti, gli ex detenuti o le persone condannate a pene alternative al carcere.

Soprattutto negli ultimi anni si stanno infatti moltiplicando le attività e i progetti rivolti proprio a queste persone. Queste iniziative rientrano nell'ambito di quella che viene definita "giustizia riparativa", un percorso formativo e rieducativo con cui il volontariato cerca di rispondere alla crisi del sistema carcerario italiano, in linea con l'idea di detenzione prevista dal nostro Paese.

di Alessia Ciccotti

I percorsi che vengono proposti in alternativa al carcere mirano, infatti, alla sensibilizzazione e alla promozione di attività volontarie, di utilità sociale e collettiva ma soprattutto all'inclusione sociale delle persone che hanno commesso un reato, attraverso l'offerta di un'opportunità.

Tra le esperienze più significative realizzate dalla rete dei CSV citiamo il programma Nuovi approdi, nato due anni fa dalla collaborazione fra il CSV di Brescia, l'associazione Carcere e territorio, il Garante dei detenuti, l'Ufficio servizi sociali minorenni, l'associazione italiana Familiari e Vittime della strada e l'Osservatorio sul volontariato dell'Università Cattolica di Brescia e realizzato con il contributo della Fondazione Comunitaria bresciana. Il programma si articola in tre progetti: "Ripuliamo le cattive strade", "Minori messi alla prova", "Anche noi contro le stragi sulle strade". Il primo si propone di offrire un'opportunità per impiegare il proprio tempo in attività utili per se stessi e per la collettività, per contrastare il rischio della recidività. La seconda iniziativa si rivolge ai minorenni che hanno commesso un reato coinvolgendoli in un percorso per renderli capaci di porsi nella società in maniera costruttiva. Il terzo progetto è partito dalla possibilità data a chi è stato trovato a guidare in stato di ebbrezza di svolgere attività non retribuita di pubblica utilità.

Anche a Messina è nata una collaborazione tra il Cesv e l'Ufficio dell'esecuzione penale del Ministero di Giustizia che prevede la segnalazione da parte dell'Ufficio ministeriale dei detenuti ritenuti idonei al CSV, che ha invece il compito di individuare l'associazione più adatta in base ai desideri e alle inclinazioni della persona, assumendosi inoltre l'onere assicurativo che altrimenti sarebbe a carico dell'organizzazione di volontariato.

A Reggio Calabria invece il CSV dei Due Mari porta avanti da due anni un'iniziativa svolta in collaborazione con l'Ufficio per l'esecuzione penale esterna del Ministero di Giustizia. L'accordo prevede azioni di sensibilizzazione con i detenuti, per favorire l'autocritica del proprio vissuto, il coinvolgimento delle vittime e la partecipazione al processo riabilitativo della comunità locale. Finora il progetto ha coinvolto oltre 100 detenuti che molto spesso, una volta esaurita l'esecuzione della pena, continuano a fare volontariato.

Uno dei risultati maggiormente positivi e ricorrenti in questo tipo di percorsi è infatti proprio la scelta, libera e volontaria, da parte dei condannati a pene alternative di proseguire l'attività intrapresa inizialmente solo come via per evitare il carcere. Oltre a questo molte esperienze fanno registrare un livello basso di recidività nei soggetti coinvolti.

In Lombardia c'è l'esperienza pilota del Centro Servizi per il Volontariato di Como che, da qualche anno, recependo le disposizioni previste dalla legislazione in materia di Giustizia Riparativa (L.354/75) ha iniziato a investire nell'ambito carcere e inclusione sociale. In stretta collaborazione con le altre realtà del territorio, ha attivato un servizio di orientamento e accompagnamento al volontariato finalizzato a individuare potenzialità, risorse, interessi della persona soggetta a prescrizione dall'Autorità Giudiziaria e di individuazione e contatto con le strutture (organizzazioni di volontariato e altre realtà di terzo settore) precedentemente formate e disponibili ad accogliere la persona.
Con l'obiettivo di individuare delle prassi operative con cui dare la massima applicazione alle sanzioni sostitutive al carcere, a Como è stato firmato nel dicembre 2011 un Protocollo d'intesa tra: Tribunale di Como, Procura di Como, Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Como, Camera Penale di Como, Ufficio Esecuzione Penale Esterna (UEPE) di Como e CSV di Como.
Dall'avvio delle attività, nell'ottobre 2010, di orientamento e accompagnamento ai lavori di pubblica utilità ad oggi sono state gestite più di 400 segnalazioni a fronte delle poche decine degli anni precedenti. Il dato stimola a proseguire in questa direzione, coinvolgendo sempre più anche gli Enti Locali e le altre realtà di terzo settore.

Un'altra iniziativa è quella che vede coinvolti il CSV di Pescara, la Casa circondariale di Pescara e l'Ufficio scolastico provinciale che giovedì 31 gennaio 2013 hanno siglato due protocolli d'intesa per intraprendere, in sinergia, attività che favoriscano la collaborazione tra il mondo del volontariato, il carcere, con iniziative da sviluppare durante il periodo di detenzione e per il reinserimento post-pena, e la scuola, con progetti specifici per mettere in connessione il mondo dell'educazione con quello della gratuità.

A Lecco il CSV SoLeVol e l'Ufficio di Esecuzione Penale esterna di Como organizzano sabato 9 febbraio 2013 un incontro per informare e coinvolgere le associazioni del territorio nell'attivazione di percorsi di giustizia riparativa.

Rafforzare e supportare i percorsi di rieducazione e reinserimento sociale nel territorio di residenza delle persone che scontano una condanna penale in misura alternativa alla detenzione è anche l'obiettivo dell'accordo recentemente siglato tra CSVnet Puglia - il Coordinamento regionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, il Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria e la Conferenza regionale volontariato e giustizia.
L'accordo prevede l'organizzazione di attività di volontariato da svolgere sul territorio pugliese in collaborazione fra organismi di volontariato e uffici locali di Esecuzione Penale Esterna, mediante l'azione di coordinamento svolta dal tavolo permanente costituito presso il Provveditorato Regionale dell'Amministrazione penitenziaria. In particolare, il meccanismo prevede che le associazioni di volontariato contribuiscano alla costruzione di progetti individualizzati di trattamento, con l'obiettivo di contribuire alla sicurezza della collettività, grazie alla diminuzione del rischio di recidiva che un effettivo inserimento sociale porta con sé.

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