Welfare, rimettere al centro la cura. Online il video della tavola rotonda che si è svolta a Lucca
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Welfare, rimettere al centro la cura. Online il video della tavola rotonda che si è svolta a Lucca

tavola rotonda villaggio solidale 2013LUCCA. Protagonisti del welfare a confronto per pensare assieme a un nuovo modello di politiche sociali in grado di rispondere alle attuali esigenze. È avvenuto nella tavola rotonda "La prova del welfare: famiglie, comuni, terzo settore" tenutasi il 12 aprile al Festival del Volontariato Villaggio Solidale, al Real Collegio di Lucca.

 

di Alessia Ciccotti

É partita dalla parola "cura" la riflessione sul tema del welfare proposta da Linda Laura Sabbadini, direttore del Dipartimento per le statistiche sociali e ambientali dell'Istat. "Per poter pensare a un restyling dell'attuale sistema di politiche sociali – dichiara Sabbadini -, finora incapace di mettersi al passo con le trasformazioni in atto nella società, dobbiamo rimettere al centro la questione della cura. Nel passato, a occuparsi della cura erano prevalentemente le donne, sia all'interno della propria famiglia che nei confronti di altri soggetti. Ma da alcuni decenni a questa parte, trasformazioni strutturali e incontrovertibili hanno determinato un'inversione di tendenza. L'innalzamento del tasso dell'occupazione femminile, infatti, ha modificato gli equilibri esistenti: la diminuzione del tempo libero da dedicare alla cura ha ridotto drasticamente quel cumulo di ore di lavoro non retribuito precedentemente offerto dalle donne. 

 

Stefano Tabo a Villaggio solidale 2013Finora, il sistema del welfare non ha recepito adeguatamente questo cambiamento: l'assenza di strategie e soluzioni alternative innalza il rischio di veder aumentare in un prossimo futuro l'emarginazione sociale". "Se fino ad adesso conseguenze tanto drastiche non si sono ancora manifestate in tutta la loro gravità – prosegue -, ciò è perché un sistema di welfare basato sull'auto – organizzazione, "fai da te" potremmo dire, è riuscito a reggere. Ma questo trend è destinato a cambiare. Siamo di fronte a un profondo mutamento dei bisogni che non può essere più assorbito a livello famigliare: servono servizi alla persona sempre più articolati, che facilitino quotidianità, le connessioni tra sfere di vita, che favoriscano il "ben – essere"; ad essere sempre più necessari sono la qualità della cura e delle relazioni. È sul terreno della cura che la politica deve cercare di dare risposte, mettendo in campo la sua capacità di inventare strategie. Se ciò non accade, se la riflessione in ambito pubblico continua a rimanere limitata, evasiva e condizionata dalla questione economica come in questo momento, in futuro non sapremo come rispondere all'emergere dei limiti del "welfare fai da te", con costi in termini sociali ed economici altissimi".

Di auto – organizzazione del welfare ha parlato anche Pietro Barbieri del Forum Terzo Settore. "In questi decenni abbiamo assistito alla costruzione di un modello di welfare basato sull'auto – organizzazione – afferma -. Questo sistema accoglie in sé aspetti positivi, ma anche forti elementi di incertezza e criticità. Tra questi l'enorme spesa privata che molte famiglie devono sostenere e il fatto che un simile sistema si basi sul lavoro sommerso, con conseguente perdita di opportunità e professionalità. Finora, il welfare è stato privo di una guida, di una strategia. Ciò che serve è che tutti gli attori di questo mondo riescano a dialogare in un'ottica di collaborazione e condivisione".

A portare il punto di vista dei Centri di Servizio sul tema del welfare è stato Stefano Tabò, presidente di CSVnet. "Il modello di sviluppo che oggi si ha in mente è dissociato dalle tematiche del welfare – commenta Tabò -. Per una inversione di rotta è fondamentale che anche i centri di servizio si interroghino sul cambiamento, sulla capacità di stare nel tempo e nei territori, di rispondere alle esigenze sapendo che il sistema di politiche sociali attuale deve esser rivisto".

Tra gli attori del sistema di welfare, un posto di rilievo spetta alle fondazioni bancarie, sempre più protagoniste attive nella progettazione delle politiche sociali territoriali. Il loro punto di vista è stato espresso da Massimo Giusti, della Commissione Volontariato Acri. "Le fondazioni stanno svolgendo un ruolo fondamentale in tema di politiche sociali – spiega -. Ciò sia in termini di risorse – basti pensare alle significative percentuali destinate al sociale presenti nei bilanci delle fondazioni, nel 2012 con maggiori sostanze rispetto al 2011 -, ma anche in termini di innovazione, idee, sperimentazione".

Una proposta arriva infine da Stefano Tassinari, vicepresidente Acli. "Per il mondo del volontariato – conclude -, la crisi deve rappresentare una sfida: quella di mettere assieme in un'ottica unitaria il progresso sociale e quello economico. Per recuperare questa prospettiva dobbiamo impegnarci a ad usare meglio le risorse disponibili, non solo quelle economiche, ma anche le idee, le energie, le capacità. Tra i nostri compiti anche quello di aiutare la dimensione pubblica a far emergere queste risorse e a impiegarle bene, per ricostruire un'idea di Paese che metta insieme le differenze riconoscendosi in un comune destino".

di Laura Gianni

Fonte: www.volontariatoggi.info  

Guarda il video della tavola rotonda

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