"A Lecce per andare oltre": relazione d'apertura del Presidente Tabò alla Conferenza Annuale
È un piacere, vero, incontrarci. È una soddisfazione, motivata, vedere qui materializzarsi l'ipotesi progettuale nata un anno fa, mentre ci stavamo congedando da Bologna. È bello (uso di proposito il riferimento alla bellezza) ritrovarci oggi a Lecce. Itineranti, stiamo abbracciando tutte le regioni d'Italia: quest'anno la Puglia. Ma, a dire il vero, è la Puglia che ci sta abbracciando con il calore che sapevamo
Lo "sguardo" del Touring Club (una novità di questa Conferenza che mi auguro possa consolidarsi nel tempo) ci ha messo in contatto con la ricchezza e la storia di questa terra, esprimendo una sensibilità che bene si accosta alla visione di territorio fatta propria da CSVnet da Cagliari in avanti.
Il modo più efficace per dare l'avvio alla Conferenza Annuale 2013 sta, a mio giudizio, nel riconoscere, sottolineare, potenziare la spinta unificante che ha caratterizzato la sua preparazione. E così mi appresto a fare.
Una preparazione, ne siamo coscienti, mai tanto prolungata e puntuale nella storia di CSVnet: dobbiamo essere riconoscenti a tutti coloro che si sono adoperati per allestire con passione e competenza questo nostro consesso, sia negli aspetti contenutistici che nei risvolti logistici - organizzativi. Una preparazione che, tuttavia (già lo sappiamo), per tanti motivi non ci soddisfa ancora pienamente: è un sintomo di salute. In futuro, facendo tesoro dell'esperienza e "credendoci" ancora di più, saremo di certo nelle condizioni di fare meglio.
Il punto di riferimento, che ci ha qui accompagnato (dicevo) e a cui continuiamo a riferirci, sta nella volontà e nella capacità di confluire le nostre diversità nella comune appartenenza e di plasmare della comune appartenenza le nostre diversità. Due poli, non contrapposti, che ci caratterizzano, ci vincolano, ci responsabilizzano nel presente e verso il futuro:
- questo nostro appuntamento interpreta il legame, vitale, tra i luoghi ed i loghi (permettetemi di dire così) di cui ognuno di noi è espressione e CSVnet, la rete nazionale che ne è manifestazione e sintesi;
- questo nostro appuntamento si nutre della relazione qualificante ed irrinunciabile tra il movimento del volontariato italiano (la sua storia, i suoi valori, le sue espressioni) e la diffusa presenza dei CSV (la loro esperienza, le loro potenzialità), incomprensibili se privati di tale relazione;
- questo nostro appuntamento esprime l'intreccio irriducibile tra il nostro impegno personale e collettivo (non solo nei CSV e in CSVnet, evidentemente) e la storia, l'identità, il futuro del nostro popolo e delle sue istituzioni.
Qui a Lecce per andare oltre, lo abbiamo già detto e condiviso ne "Il lungo passo". Immersi in un'epoca di crisi e di passaggio, è necessario operare con decisione per approdare a qualcosa di nuovo, acquisendo una diversa attitudine a concepire il benessere e dare valore ai beni comuni. Sapendo che tutto ciò non riguarda solo CSVnet, (...) non riguarda soprattutto CSVnet (...) riguarda anche CSVnet. Tanto basta per assumere ed esercitare rigorosamente le responsabilità che ci spettano."
Fare bene CSV: è questo il nostro compito primario, nei ruoli e nelle funzioni che qui rappresentiamo. Ma far bene CSV dove siamo, nei tessuti sociali dove operiamo, ha sempre più come condizione il progettare ed il lavorare insieme. Ne sono profondamente convinto e non mi stancherò di ripeterlo, soprattutto a chi coltivasse il dubbio che in queste sale stiamo vivendo un momento di stacco dal "vero" lavoro che ci attende. Siamo qui, invece, per porci nelle condizioni di comprenderlo e di affrontarlo meglio.
Le risorse che investiamo in CSVnet (siano esse tempo, idee, capacità, denaro e, perché no, passione, speranze, sogni, emozioni che non ci rendono più deboli e fragili ma solo più adatti alle sfide che ci attendono) o tornano moltiplicate (a noi e ai nostri CSV) oppure perdono di senso. Al più, ne mantengono molto poco. L'esperienza di questi mesi ci dice l'inverso. Nella condizione attuale (esito di una genesi e di un governo al più regionale), sapendo scegliere, programmare e misurare insieme (tale è il presupposto), allocare risorse a livello nazionale porta a beneficiare maggiormente la promozione del volontariato locale piuttosto che scegliere altrimenti. È questa una delle tesi su cui ci confronteremo, in questa terra di Puglia. Sapendo che parliamo di CSVnet e siamo CSVnet proprio perché intendiamo rendere più forti, coerenti, capaci, convincenti i nostri CSV.
Non si tratta di affermare una visione alternativa a quella esistente ma di addizionare a queste componenti innovative. Solo un impulso evolutivo ci consente di attivare quel potenziale moltiplicativo fin qui sopito, portando alla luce possibilità per lo più inesplorate.
Per intanto, sappiamo qualcosa dall'indagine rivolta a tutti gli operatori dei CSV con contratto di lavoro dipendente che, partita lo scorso 15 aprile, ha registrato una elevatissima percentuale di partecipazione (oltre il 90% del campione accreditato e oltre il 76% dell'universo di riferimento). Una risposta che porta con sé un'enormità di significati che mi auguro saremo in grado di cogliere e valorizzare.
Valuteremo con attenzione i risultati. Come sempre, i punti di forza insieme a quelli di debolezza. Intanto una anticipazione utile al ragionamento.
Nel giudizio di chi ha risposto, CSVnet è associato sì ad un profilo che parla di utilità (però decisamente inferiore a quella dei CSV) ma in un alone di spiacevolezza, indesiderabilità, superficialità, vetustità. Il bello sta nei CSV e il brutto in CSVnet. E se a CSVnet è concesso un minimo di accoglienza, di giustizia, di vitalità e di inclusività, colpisce che CSVnet sia colto (in misura decisamente superiore a quella dei CSV) come influente, forte, persino grande.
Registriamo, probabilmente, un primo movimento in avanti. CSVnet ha superato la prova dell'utilità, in passato messa in discussione. Ma non basta. Non ci può bastare. Non perché sprizziamo di ambizione ma perché non rinunciamo al realismo. E sappiamo che solo un diverso modo di concepire la nostra rete può essere veramente funzionale alla nostra mission ed agli stessi obiettivi che attribuiamo a CSVnet.
CSVnet non è "un lavoro in più", una aggiunta a ciò che i CSV sono, fanno, pensano, progettano, sognano. Se lo riduciamo ad un residuo diverrà, a lungo andare, un residuato. CSVnet non è un impegno a cui siamo costretti ma un appuntamento con il futuro dei nostri CSV.
Sempre prendendo spunto dalla ricerca sul personale (sono un po' scorretto e ne sono consapevole), colpisce come non vi sia connessione apparente tra le priorità desiderate per CSVnet e quelle indicate per i CSV. Oltre il 40% delle indicazioni auspica che CSVnet ponga al centro del proprio intervento il coordinamento della rete con un supporto anche formativo dei CSV. Fin qui, nulla da rilevare se non fosse che questa attesa non trova corrispondenza negli auspici verso i CSV. Cerco di farmi capire, usando amichevolmente il tono della provocazione, immaginando che gli operatori abbiano dato voce ad un modo di pensare diffuso.
Carissimo compilatore del questionario, chiunque tu sia e ovunque tu risieda, acquisite alcune precondizioni (che a mio giudizio sono già presenti, perfezionabili ma presenti: discutiamone se vuoi) non è possibile che CSVnet si connetta con il tuo CSV se il tuo CSV non si connette con analoga energia con CSVnet. Se priorità è, priorità sia. Per entrambi, però!
Considero anch'io CSVnet "grande" perché vi comprendo tutte le risorse umane della rete dei nostri CSV, non perché conto chi opera nella sede nazionale.
Mi esprimo così, supportato da una persuasione travasata ne "Il lungo passo". "CSVnet non esiste senza i CSV": una affermazione a cui non possiamo rinunciare. Continua a determinare il modo di concepire il nostro sodalizio, il suo senso, i suoi limiti. È una dichiarazione che mantiene pienamente il suo carico di verità ma che risulta ormai incompleta. (...) dovremmo dire, all'unisono, che "il futuro dei CSV e di CSVnet sta in uno stesso inscindibile disegno progettuale".
Davanti a noi, non illudiamoci, ci sono ancora lunghi anni di lavoro come ci può insegnare chi si è già cimentato nelle fatiche del fare rete e CSVnet è una grande rete.
È interessante, stimolante, speriamo contagioso essere riusciti a riconoscere la nostra disponibilità al cambiamento. Contiamo anche sul fatto che sia un poco contagioso per tutti.
Anche gli esiti della citata ricerca sul personale sono confortanti a riguardo.
Tutto il documento "Il lungo passo", a ben vedere, parte di lì. Torno sulle sue affermazioni. Coltiviamo il desiderio di un Paese diverso, di un CSVnet diverso, di CSV diversi. Non intendiamo spostarci in un "altro" Paese né auspichiamo di essere "altra cosa" da un CSV e da CSVnet: semplicemente cogliamo i limiti e le contraddizioni delle realtà a cui apparteniamo e di cui portiamo e condividiamo responsabilità. Consci del valore del nostro essere e del nostro fare, guardiamo determinati al futuro con la disponibilità a cambiare dove necessario ed opportuno (il cambiamento non ha valore in sé).
Ho iniziato questo intervento parlando di spinta unificante. E per descriverla sono passato attraverso la dimensione nazionale, il volontariato, i valori costituzionali, la necessità di un cambiamento.
Il pensiero va così, quasi naturalmente, al Presidente della nostra Repubblica e al messaggio che ha pronunciato nell'Aula della Camera dei Deputati il 22 aprile scorso, poche ore dopo la sua seconda elezione. Giorgio Napolitano ha voluto trovare il senso della rinnovata fiducia espressa nei suoi confronti nel suo legame con i cittadini italiani, a cominciare da quanti – come ha affermato – ha incontrato nelle strade, nelle piazze, nei più diversi ambiti sociali e culturali, per rivivere insieme il farsi della nostra unità nazionale. Tra questi, non ho dubbi, ci stanno anche i volontari per i quali Napolitano espresse in passato parole inequivocabili che sono rimaste impresse nella nostra memoria "va pienamente riconosciuto il valore del volontariato come bene da difendere, promuovere e sviluppare nell'interesse generale: con esso cresce il capitale sociale, fattore essenziale dello sviluppo economico."
Siamo a Lecce per vivere, insieme, il farsi dell'unità nazionale (efficace immagine) mossi da un senso antico e radicato di identificazione con le sorti del paese.
Abbiamo aperto questa Conferenza, non a caso, parlando di Taranto. L'anno scorso ascoltammo le esperienze dell'Emilia Romagna, appena colpita dal terremoto, e gli echi del folle attentato del 19 maggio 2012 alla scuola Morvillo-Falcone, a pochi chilometri di qui. In quei giorni, uno striscione delle manifestazioni di Brindisi riportava la frase "siamo cittadini di un paese che si ricorda di stare unito quando si muore". Fa male ascoltarla e contiene in sé un contenuto doloroso, amaro, difficile da rimuovere e da smentire.
Continuo ad attingere dalle parole del discorso pronunciato dal Capo dello Stato, poco più di un mese fa, davanti ai suoi elettori.
Bisogna offrire, al paese e al mondo, una testimonianza di consapevolezza e di coesione nazionale, di vitalità istituzionale, di volontà di dare risposte ai nostri problemi: passando di qui una ritrovata fiducia in noi stessi e una rinnovata apertura di fiducia internazionale verso l'Italia.
Ma si può farlo superando omissioni, guasti, chiusure, irresponsabilità, contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Occorre darsi soluzioni soddisfacenti oltrepassando sterilità ed esiti minimalistici.
Vale anche per noi; vale per CSVnet; vale per ogni singolo CSV.
Sono parole preziose per chi, come la nostra rete, ha deciso di cimentarsi per arrivare a formulare e sottoscrivere entro la fine di quest'anno un nuovo Patto: qualcosa di più di un semplice contratto perché lo si vuole alimentare di condivisione piena sia nella parte etica-valoriale che in quella strategica-operativa.
Un nuovo Patto, dunque. Per rigenerare quella fiducia che andiamo cercando e di cui i cittadini italiani hanno profondo bisogno. Diamo fiducia e creeremo fiducia, il valore fondamentale del capitale sociale.
Bene aver già fissato l'appuntamento della III Conferenza Organizzativa entro fine anno, presumibilmente l'ultima settimana di novembre. È per noi l'evidenza che ciò che imbastiremo qui a Lecce avrà la possibilità di un riscontro concreto ed immediato.
Non si può più, in nessun campo, sottrarsi – sono ancora parole prese in prestito da Napolitano - al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la società italiana.
Ma tanta è la consapevolezza della crisi, tanta è la volontà (e la necessità) di suscitare orgoglio e fiducia, nonché di trasmettere piena coscienza delle "grandi riserve di risorse umane e morali, d'intelligenza e di lavoro di cui disponiamo".
Siamo, dunque, nel pieno del titolo di questa Conferenza Annuale che ci parla di giacimenti e di generatività, riconoscendo al volontariato la capacità non solo di presentarsi come movimento ma anche di essere movimentatore. Non solo espressione del cambiamento ma motore di cambiamento. "Chiediamo che il volontariato sia riconosciuto come un moltiplicatore di risorse relazionali ed economiche": così recita la "Lettera al Paese" scritta con l'inchiostro della VI Conferenza nazionale svoltasi a L'Aquila nello scorso ottobre.
Nelle prossime ore non sovvertiremo certamente il mondo (né quello che ci contiene tutti e neppure il "nostro", quello dell'art. 15) ma potremmo, questo sì, segnare il passo e raccogliere ciò che siamo e ciò che abbiamo costruito in una nuova prospettiva. Senza il Report delle attività dei CSV 2010/11, senza il Catalogo delle buone prassi, senza "Il lungo passo", senza il nuovo sito interattivo, senza l'implementazione del sistema informativo documentale interno, senza l'assunzione del modello unificato di rendicontazione, senza questi mesi di intenso confronto in Consiglio Direttivo (per citare solo le fatiche comuni e solo quelle degli ultimi tempi) saremmo più poveri di idee, meno consapevoli dei nostri limiti ma anche delle nostre potenzialità.
Il programma della Conferenza è semplicemente zeppo, come tradizione. Il tempo a disposizione non basta mai per dare adeguato spazio ai momenti di lavoro di gruppo e a quelli plenari, al dibattito intra-associativo ed a quello con i nostri vari interlocutori. Il dosaggio di quest'anno è stato particolarmente studiato per trovare un funzionale equilibrio. Verificheremo se ci siamo riusciti. La formula dei "seminari" è una novità, così come nuove sono le tematiche a cui saranno dedicati. I gruppi di lavoro contengono poi un particolare significato, rendendo evidente la connessione tra esperienza e riflessione, progettazione ed operatività, vision e mission, prospettiva e azione.
Il nuovo Patto, per radicarsi nei nostri convincimenti e nelle nostre relazioni, non potrà essere espressione di mere dissertazioni teoriche. Attraverso il documento "Il lungo passo" abbiamo riconosciuto quattro nodi strategici per il futuro dei CSV e di CSVnet: l'identità dei CSV; il loro dimensionamento; i livelli decisionali del sistema ed il suo perimetro operativo. Ci proponiamo di indagarli meglio (e così di far procedere il dibattito, istruendo le decisioni conseguenti) cogliendoli in forma dinamica. Il campo di prova sarà proprio lo spazio tematico offertoci dalle buone prassi del Catalogo.
C'è necessità di analisi e di sintesi, di precisi tasselli organizzativi e di vitali spazi di creazione, di vincoli sugli aspetti essenziali e di flessibilità nelle dinamiche evolutive. C'è bisogno dell'esperienza e dell'inclinazione di tutti noi per affrontare con maggiore efficacia e forza propositiva gli appuntamenti più significativi posti nell'agenda della nostra rete. Li conosciamo e non intendiamo ignorarli.
La Conferenza 2013 di CSVnet ci permetterà probabilmente di conoscere meglio noi stessi. Non sottovalutiamo questo aspetto. A chi vorrebbe un CSVnet più aggressivo, determinato, combattivo, rispondo con le parole del Sun Tzu, il manuale de "L'arte della guerra" scritto circa 2.300 anni fa in Cina. "Se non conosci te stesso, né conosci il tuo nemico, sii certo che ogni battaglia sarà per te fonte di pericolo gravissimo." E ancora "Un esercito vittorioso prima vince, poi dà battaglia; un esercito destinato alla sconfitta prima dà battaglia, poi spera di vincere". E per finire "Il timore di un danno frena. L'azione logora. La prospettiva di un vantaggio incita."
Stiamo delineando prospettive. Ne stiamo intravedendo forti vantaggi. Abbiamo, dunque, la giusta incitazione per iniziare la Conferenza Annuale 2013 di CSVnet.
Buon lavoro a tutti!



















