Lavoro sociale, tra crisi strutturale e risposte dal territorio
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Lavoro sociale, tra crisi strutturale e risposte dal territorio

Il numero di maggio di VITA magazine accende i riflettori sulle professioni della cura, tra carenza di personale e condizioni fragili. Dalle criticità strutturali del welfare alle risposte locali, come l’esperienza di Elini in Sardegna 

di Clara Capponi

È dedicato al lavoro sociale il numero di maggio di VITA magazine, intitolato “Social worker, senza di loro perdiamo tutti”.

Al centro, la condizione delle professioni della cura: educatori, assistenti sociali, operatori sociosanitari. Il quadro che emerge è quello di un settore attraversato da una contraddizione evidente tra forte motivazione e condizioni di lavoro fragili. Retribuzioni basse, precarietà e carichi elevati stanno producendo una crescente difficoltà nel reperire personale e nel trattenere chi già opera nel sistema.

Il tema non riguarda solo le organizzazioni del Terzo settore, ma il modello di finanziamento del welfare, ancora orientato al contenimento dei costi più che alla qualità dei servizi.

Nel numero trova spazio anche il “Manifesto del lavoro sociale”, promosso dalla rivista con la sua rete editoriale. Tra i punti: riconoscimento economico, qualificazione professionale e investimento strutturale nel welfare.

Nella sezione Communitas, la rubrica “Territori in movimento” promossa in collaborazione con i Csv prosegue il racconto di esperienze locali che si muovono dentro questo scenario. 

Tra queste, Elini, piccolo comune dell’Ogliastra. Qui Michela Pili, 27 anni, è rientrata dopo gli studi e ha avviato l’associazione Fix’e Anima con l’obiettivo di riattivare la vita comunitaria e contrastare lo spopolamento. Le attività sono di scala ridotta – iniziative culturali, momenti di incontro, eventi per residenti e visitatori – ma puntano a ricostruire relazioni e coinvolgere diverse fasce della popolazione. Il percorso è accompagnato dal Csv Sardegna, con un lavoro di formazione e supporto organizzativo. Una dinamica che si ripete in molti contesti: esperienze locali che nascono da iniziative individuali o di piccoli gruppi, ma che per consolidarsi richiedono competenze, continuità e sostegno. Il nodo resta quello indicato dal numero: senza condizioni di lavoro più stabili e riconosciute, il sistema della cura fatica a reggere. E con esso, la tenuta delle comunità.

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