Noi doniamo 2026: la nuova geografia del dono in Italia
In occasione del 4 ottobre, presentato a Genova il Rapporto IID che analizza per la prima volta la relazione tra la propensione al dono e le caratteristiche dei territori. Dove cresce la disuguaglianza, donazioni e volontariato calano; i giovani donano meno denaro, ma partecipano di più. Record storico per i trapianti
Dove e in quali condizioni si dona di più in Italia? È la domanda al centro della 9^ edizione di “Noi doniamo”, il rapporto dell’Osservatorio sul dono dell’Istituto Italiano della Donazione (IID), presentato l'1 ottobre a Genova nell’ambito di Liguria Capitale del Dono 2026.
Lo studio (disponibile qui) analizza le tre dimensioni del dono – denaro, tempo e dono biologico – mettendo insieme dati, analisi e contributi dei soggetti partner dell’Osservatorio sul dono: ASSIF, Caritas Italiana, Centro Nazionale Sangue, Centro Nazionale Trapianti, CMW, Eumetra, Ipsos Doxa, Istat, Scuola di Fundraising di Roma, Università degli Studi dell’Insubria, Università LIUC e Walden Lab. Per il terzo anno consecutivo BPER sostiene il Giorno del Dono contribuendo alla realizzazione dell’Osservatorio sul dono.
La novità di questa edizione è che per la prima volta la propensione al dono viene messa in relazione con alcuni indicatori economici e sociali dei territori italiani, per provare a comprendere non soltanto dove si dona di più, ma quali caratteristiche accomunano le regioni nelle quali donazione economica e volontariato sono maggiormente diffusi.
Donazioni e volontari continuano a crescere
Il 2025 mostra alcuni segnali positivi: secondo Istat, la quota di residenti in Italia (+14 anni) che dichiara di aver versato denaro a un’associazione sale dall’11,6% del 2024 all’11,9% del 2025, proseguendo il graduale recupero degli ultimi anni.
La quota di persone che svolge attività gratuite in associazioni di volontariato passa dall’8,4% al 9,2%. Cresce leggermente anche l’attività gratuita svolta in altre associazioni, dal 2,7% al 2,9%.
L’indagine Ipsos Doxa parte dall’analisi del trend delle donazioni informali. Il confronto tra il 2025 e gli anni precedenti evidenzia una lieve flessione della quota di persone che, nei 12 mesi precedenti l’intervista, hanno effettuato almeno una donazione informale, scesa di un punto percentuale, dal 50% al 49%.
Il Rapporto evidenzia una solidarietà che si sta trasformando: accanto alla donazione economica convivono volontariato, sostegno alle comunità, microdonazioni, acquisti solidali, crowdfunding e nuove forme di attivazione digitale.
Le regioni più solidali
Partendo dai dati Istat, a livello territoriale, a guidare la classifica delle donazioni economiche ci sono Lombardia ed Emilia-Romagna, entrambe con il 15,1% di persone che donano, seguite dalla Valle d’Aosta con il 15%: valori nettamente superiori alla media nazionale dell’11,9%.
La geografia cambia se si guarda al volontariato: in testa si posiziona il Veneto, con il 14,1% di persone impegnate in attività di volontariato, seguito dalla Valle d’Aosta (11,7%) e da Lombardia ed Emilia-Romagna, entrambe all’11,6%, a fronte di una media italiana del 9,2%.
La nuova geografia del dono: la ricchezza conta, ma non basta
Quest’anno il Rapporto ha inoltre cercato di individuare quali caratteristiche economiche e sociali accomunino i territori nei quali queste forme di dono risultano maggiormente diffuse. Emerge che esiste una relazione forte tra reddito disponibile e donazione economica: nelle regioni con maggiori risorse economiche la quota di persone che dona denaro tende a essere sensibilmente più elevata. Anche il volontariato è positivamente associato al reddito, seppure con minore intensità.
Ma la disponibilità di risorse non è sufficiente a spiegare la geografia del dono. All’aumentare della disuguaglianza (indice di Gini), infatti, tendono a diminuire sia la donazione economica sia il volontariato. Un ruolo significativo è imputabile anche alla fiducia interpersonale, che risulta positivamente associata a entrambe le forme di partecipazione.
L’analisi considera inoltre il livello di istruzione: la quota di popolazione con istruzione terziaria (universitaria o assimilabile) presenta una correlazione positiva particolarmente significativa con la donazione economica.
Ne emerge una geografia nella quale non conta soltanto quante risorse siano disponibili in un territorio, ma anche quanto siano distribuite in modo equo. Un risultato particolarmente interessante perché la disuguaglianza incide tanto nelle donazioni economiche quando nel volontariato.
Giovani: meno denaro, più partecipazione
Secondo dati Istat i giovani hanno un peso ancora contenuto nella donazione economica, ma diventano molto più presenti quando il dono passa attraverso tempo, impegno personale e partecipazione.
I 14-34enni rappresentano il 12,8% dei donatori di denaro, ma salgono al 23,8% dei volontari nelle associazioni di volontariato. Rappresentano inoltre il 24,6% (1 su 4) di chi svolge gratuitamente attività in altre associazioni e la stessa quota, il 24,6%, di chi partecipa ad associazioni ecologiche, per i diritti civili e per la pace. La differenza è ancora più evidente tra i giovanissimi: i 14-19enni costituiscono appena l’1,2% dei donatori di denaro, ma il 6,4% dei volontari.
A completare il quadro, secondo la rilevazione Eumetra inserita nel Rapporto, la disponibilità ad aiutare assume modalità diverse, più selettive e spesso più vicine ai contesti nei quali le persone si riconoscono. Nel 2026, infatti, la percentuale dei giovani che dichiara di aver dedicato denaro, beni o tempo alle esigenze del proprio gruppo o della propria comunità raggiunge il 47%, quasi uno su due, contro il 32% degli over 55.
Più che una minore disponibilità alla solidarietà, nelle le nuove generazioni emerge un modo diverso di vivere il dono, meno legato alla sola erogazione economica ma più vicino alla partecipazione diretta e alle cause percepite come rilevanti.
Raccolta fondi: cresce la polarizzazione tra le organizzazioni
La XXIV Indagine IID sull’andamento delle raccolte fondi, condotta su 344 organizzazioni non profit e realizzata in collaborazione con CSVnet - l’associazione nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, restituisce un quadro articolato. Nel 2025, tra gli enti che fanno raccolta fondi, il 39% registra un aumento delle entrate da fundraising, (rispetto al 33% dell’anno precedente) e, parallelamente, sale dal 18% al 22% anche la quota di chi registra una diminuzione: un andamento che evidenzia una crescente polarizzazione tra le organizzazioni.
Tornano inoltre con forza gli strumenti in presenza analizzati nell’indagine IID: nel 2025 gli eventi di raccolta fondi - cene, spettacoli, concerti e iniziative analoghe - raggiungono il primo posto tra gli strumenti maggiormente utilizzati (50%), con un aumento di 20 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Continua parallelamente lo sviluppo dei canali digitali.
Imprese: dalla filantropia alla creazione di valore condiviso
In base all’indagine IID si rafforza il rapporto con fondazioni e imprese: il 44% delle organizzazioni dichiara di aver ricevuto contributi da fondazioni, contro il 34% dell’anno precedente, mentre scende dal 63% al 49% la quota degli enti che non hanno avuto entrate da aziende. Queste organizzazioni lamentano per il 36% mancanza di tempo e risorse interne dedicate, per il 33% difficoltà ad instaurare il primo contatto con il mondo profit.
Quasi il 90% degli enti non ha mai avviato progetti di volontariato d’impresa o team building solidale, un dato che evidenzia quanto sia ancora ampio il potenziale di sviluppo della collaborazione tra imprese e Terzo Settore.
Vent’anni di 5x1000
In base al contributo di ASSIF contenuto nel Rapporto, il 2026 è l’occasione per fare il punto sui primi vent’anni del 5x1000. Nel 2025 le destinazioni hanno superato per la prima volta 18,4 milioni di firme, con una crescita soprattutto delle preferenze nelle quali il contribuente indica direttamente il codice fiscale dell’ente.
Tuttavia il 5x1000 continua a vedere esprimersi solo il 40% dei potenziali contribuenti, mentre il tetto massimo delle risorse disponibili limita la piena traduzione delle scelte espresse dai cittadini in finanziamenti alle organizzazioni.
Donazioni biologiche: nel 2025 record storico dei trapianti
Il numero di donazioni di sangue rimane intorno ai 3 milioni grazie a circa 1,66 milioni di donatori, mentre la raccolta di plasma raggiunge 920 mila chilogrammi. Per i trapianti di organi, il 2025 è il miglior anno di sempre, con 4.678 interventi. Crescono anche le donazioni di tessuti e le iscrizioni al Registro italiano dei donatori di midollo osseo, che raggiunge quota 525.682 persone.
Liguria Capitale Italiana del Dono 2026
Durante l’evento è stato presentato anche il programma delle iniziative Capitale Italiana del Dono 2026 che si svolgeranno in Liguria e sono realizzate in collaborazione con Regione Liguria, Comune di Genova, Comune di Savona, CELIVO – Centro di Servizio per il Volontariato di Genova, CSV POLIS Ponente Ligure Solidale, CSV Vivere Insieme La Spezia, Fondazione Comunitaria Savonese, BPER e molti altri partner.
Tutte le informazioni su #DonoDay2026 sono disponibili sul sito dell'Istituto italiano della donazione.
© foto di anteprima di Gabriella Fileppo, progetto FIAF-CSVnet "Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano"



















