Il puzzle dell’autismo: ogni pezzo conta per il “Tempo di Essere”
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Il puzzle dell’autismo: ogni pezzo conta per il “Tempo di Essere”

Nel “Tempo di Essere” dell’autismo quanto contano la socialità e il benessere? Ogni persona deve poter sentire il piacere di fare e di esprimere se stessa 

Oggi vi presentiamo un altro progetto finanziato in provincia di Monza e Brianza grazie al bando “Semi di bene” di UniCredit Region Lombardia e CSV Monza Lecco Sondrio.
L’ente promotore di “Tempo di Essere. Autismo, socialità e benessere” è l’associazione Cascina San Vincenzo di Concorezzo.
Mauro Rivolta, una delle anime di questa realtà, ci ha raccontato come questo progetto si inserisca in un lavoro che affronta il tema dell’autismo a 360° costruendo percorsi di vita autonoma e indipendente. Questi percorsi tengono conto della socialità, del tempo libero e del benessere psico-fisico, ma anche dell’abitare (la residenzialità), della formazione al lavoro, della terapia occupazione e della sfera affettiva e della sessualità ecc.
Conosciamo meglio Cascina San Vincenzo e il territorio in cui si inseriscono le tante attività portate avanti da volontari, volontarie e operatori e operatrici.

CASCINA SAN VINCENZO. I NUMERI DELL'AUTISMO

A Cascina San Vincenzo seguiamo ragazzi e ragazze da 0 a 32 anni circa e sviluppiamo progetti per la preparazione alla vita indipendente a partire dai 16 anni, prima che escano dalla sfera di competenza della neuropsichiatria infantile. Questo passaggio, che coincide temporalmente con la fine del ciclo scolastico, è un momento complesso e delicato.  

Il nostro percorso porta alla definizione di un progetto di vita autonomo, anche in collegamento con la sperimentazione dei Centri di vita indipendente. Il progetto viene interamente costruito insieme alla persona, che ne è la protagonista, e alla sua famiglia, in sinergia con gli Uffici di Piano (i servizi sociali dei Comuni del territorio) e altre realtà locali. Questa rete di relazioni apre nuove opportunità e fa evolvere i percorsi di ciascuno.  

Come Cascina San Vincenzo siamo presenti sul territorio dal 2008. Siamo una realtà conosciuta per il lavoro con l’autismo e contiamo su una rete territoriale estesa con cui interagiamo, in particolare quella di TikiTaka. Insieme a loro curiamo sia l’ambito dell’abitare sia quello del lavoro e della socialità.
Ad oggi seguiamo 170 ragazzi che provengono dalla provincia di Monza e Brianza e, in parte, dalla province di Lecco e Bergamo e dalla zona nord-est dell’area metropolitana di Milano. Le persone dai 17 anni in su sono circa 80. Abbiamo inoltre 250 famiglie in lista d’attesa per poter accedere alle nostre attività. Nella cooperativa lavorano 18 professionisti (psicologi, educatori, psicomotricisti e logopedisti) affiancati da 26 volontari e volontarie.

IL PROGETTO "TEMPO DI ESSERE AUTISMO, SOCIALITÀ E BENESSERE"

È iniziato a settembre 2025 e si concluderà a settembre 2026. In questo anno abbiamo seguito 21 ragazzi concentrandoci sul tema del tempo libero, attraverso tre azioni principali:

  • i “sabati insieme” con attività pomeridiane con una grande varietà di esperienze che coinvolgono due gruppi per un totale di circa 12 giovani;
  • il “free time” con attività scelte in base ai desideri dei singoli che coinvolge circa 11 giovani divisi in due gruppi;
  • la costruzione del progetto di vita che prevede un percorso realizzato insieme ad un’operatrice professionista, al case manager (figura di riferimento del singolo ragazzo) o direttamente con l’Ufficio di piano.  

Abbiamo un gruppo di volontari/e guidati da un educatore/ educatrice di riferimento che si occupa di programmare le attività del tempo libero del sabato pomeriggio. Le iniziative variano in base alla stagionalità e alle possibilità offerte dal territorio. Tutte le esperienze vengono condivise con il case manager, figura che abbiamo istituito all’interno di Cascina San Vincenzo, con il ruolo di regista, accompagnatore e facilitatore per i/le ragazzi/e e le loro famiglie. Questo serve a favorire la costruzione progressiva di un progetto di vita individuale in cui ciascuno possa sperimentare la propria autonomia. Dopo aver offerto la possibilità di provare un’ampia gamma di esperienze, lasciamo spazio agli interessi personali, ai desideri e al piacere di fare, aiutando i ragazzi e le ragazze a costruire relazioni che diventeranno un patrimonio prezioso per il loro futuro. 

Alcuni dei giovani che partecipano alle attività del sabato entrano poi anche nel micro-progetto “free time” che si tiene due volte a settimana, il martedì e il mercoledì nel tardo pomeriggio. In questo spazio c’è un livello profondo di condivisione e di co-decisione delle attività. I ragazzi e le ragazze, divisi in piccoli gruppi, iniziano a diventare i veri titolari del proprio programma e lo costruiscono insieme gli operatori, decidendo in prima persona cosa fare.
In questa fase del percorso cerchiamo di integrare l’attività del gruppo con il contributo unico che ciascuno porta.  

Le diverse organizzazioni del territorio si inseriscono con le loro proposte. Ci appoggiamo sia ad associazioni che si occupano specificatamente di disabilità, soprattutto per quel che riguarda lo sport, che ad altre realtà, avendo cura di promuovere una formazione specifica per tutti i soggetti coinvolti.

LE ATTIVITÀ

I ragazzi e le ragazze fanno tantissime esperienze diverse: attività sportive (bowling, basket, nuoto ecc.), culturali (teatro, cinema, ad esempio i componenti di uno dei due gruppi del tempo libero sono appassionati di astronomia e due volte l’anno vanno al centro astronomico), iniziative locali che organizzano loro stessi come il Gran Premio dei go-kart per le vie di Concorezzo che coinvolge l’intera cittadinanza. E ancora: passeggiate, la raccolta di castagne, gite (all’orrido di Bellano, al Parco delle Cornelle ecc.), la ciaspolata invernale e gli aperitivi.  
Col “free time” sono anche andati in montagna per un’escursione sulla neve, grazie alle risorse economiche previste da questo progetto. I volontari e le volontarie, a loro volta, costruiscono relazioni importanti organizzando feste e mettendo in campo le loro conoscenze. Quando abbiamo bisogno di supporto per particolari attività, ci danno una mano anche volontari e volontarie di altre associazioni.

FAMIGLIE, TEMPO LIBERO E PROGETTO DI VITA

La filosofia di intervento di Cascina San Vincenzo mette “la famiglia al centro” in un percorso che consente a tutti, con o senza fragilità, di crescere, costruire la propria autonomia e sviluppare i propri progetti di vita.
Il tempo libero è uno degli aspetti fondamentali del progetto di vita. È una delle tre gambe dello sgabello, insieme alla casa e al lavoro. Ha un valore in sé ed è imprescindibile per la persona; non deve essere visto solo come uno spazio di sollievo per i genitori.

Il progetto di vita va considerato in modo organico e non episodico, inserito in una visione più ampia. Bisogna uscire dalla logica di fare la singola attività — che pur essendo preziosa non basta — per abbracciare un percorso condiviso a più livelli, in cui la persona con disabilità sia davvero al centro e protagonista assoluta. Questo sostiene anche chi, con grande fatica, cerca di tenere insieme tutti i pezzi del quotidiano.
Il progetto di vita è un percorso dinamico, che viene rivisto e modificato periodicamente, esattamente come la vita di chiunque. L’elemento personale che ciascuno porta nel proprio progetto non deve essere soffocato dalla formalità della burocrazia, ma va valorizzato come un arricchimento.

FORMAZIONE E RELAZIONI: COSA RIMANE

Possiamo già intravedere il lascito concreto di questo progetto.

VOLONTARI E OPERATORI: L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE
Questo anno di lavoro è servito a mettere a punto le attività e a comprendere meglio diverse dinamiche. Abbiamo costruito opportunità formative per i volontari in stretta collaborazione con gli operatori. Ad esempio i volontari avevano espresso il bisogno di acquisire competenze specifiche per gestire alcuni comportamenti complessi dei ragazzi. Abbiamo quindi organizzato delle pillole formative, ovvero serate periodiche con una terapista dedicate ai problemi riscontrati durante le attività. Quest’anno ne abbiamo realizzate tre: lo scambio con i terapisti ha permesso a volontari ed educatori di conoscersi e di confrontarsi sui singoli casi. In questo modo i volontari comprendono meglio il lavoro degli operatori e vedono come la attività si inserisca in una progettualità più ampia. Ugualmente, gli operatori valorizzano il lavoro dei volontari, capendo che non si tratta di un’attività a se stante, ma di un’integrazione fondamentale del loro intervento.

LE RELAZIONI SI AMPLIANO
Nel “free time” abbiamo iniziato a coinvolgere i/le giovani del Servizio civile e nei “sabati insieme” due ragazzi del progetto Erasmus. Le stesse persone incontrano poi i ragazzi anche in altri contesti, come i percorsi di autonomia abitativa o di inserimento al lavoro, organizzando insieme cene, concerti o uscite. Anche i diversi gruppi di ragazzi si incontrano tra di loro creando occasioni di scambio tra chi passa i sabati pomeriggi insieme e chi abita negli appartamenti protetti per l’autonomia. Alcuni di loro hanno persino fondato una band musicale e fatto un concerto. E gli altri sono andati ad ascoltarli e fare il tifo. Questi scambi spontanei e queste amicizie che nascono frequentando le varie attività sono la parte più bella da raccontare.

LA LOGICA DEL PUZZLE

Tutte queste azioni fanno parte di un percorso di crescita. Cerchiamo risorse economiche che non finanzino solo un singolo frammento, ma che aiutino a sviluppare l’intero sistema. Un passo alla volta, uniamo i tasselli.
Crediamo che chi progetta nel sociale debba avere la capacità di guardare il puzzle nel suo insieme e vederne tutti i potenziali incastri, valorizzando sia il contributo del volontariato sia quello dei professionisti.
Si parte dai bisogni specifici del singolo per inserirli in una logica organizzativa più ampia. Questo, in prospettiva, aiuta ad attivare anche risorse esterne. Il tema della sostenibilità economica sul lungo periodo resta centrale. 

L’AUTONOMIA E IL DIRITTO ALLA NOIA
Il nostro progetto si chiama “Tempo di Essere” proprio perché mette al centro il benessere, il piacere di fare e l’espressione di sé. Questa è la chiave per capire cosa vorremmo per il nostro futuro. E non significa fare sempre attività educative strutturate, altrimenti rischiamo di trasformare la vita delle persone in una serie di scadenze rigide. Nessuno vorrebbe una vita così.

Questo percorso insegna a operatori e volontari ad avere un grande rispetto per ciò che i ragazzi esprimono, ponendosi sempre in un’ottica di ascolto profondo, che è ciò che fa davvero la differenza e rompe la routine degli automatismi. Chi ha una difficoltà deve essere messo in condizione di sperimentare ed esprimersi attraverso il proprio canale comunicativo e il proprio linguaggio, qualunque esso sia. Poi, all’interno del piccolo gruppo, ci si adatta: una volta si fa un’attività che piace di più a un compagno, e la volta successiva toccherà agli altri fare un passo indietro. Anche questo, in fondo, fa parte della vita di tutti.

 

Fonte: Csv Monza Lecco Sondrio

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