Coronavirus, l’allarme del terzo settore toscano “Rischiamo di fermarci”

Coronavirus, l’allarme del terzo settore toscano “Rischiamo di fermarci”

L'appello del Cesvot e Forum regionale che denunciano l’esclusione per volontariato e promozione sociale dal Fondo nazionale di Garanzia. “La Regione intervenga” 

di Clara Capponi

Il volontariato toscano rischia di fermarsi e interrompere la propria attività fino ad oggi fondamentale nella gestione dell'emergenza”: l’allarme è stato lanciato da Federico Gelli, presidente del Csv Cesvot e Gianluca Mengozzi portavoce del Forum toscano. Una realtà, quella del non profit in Toscana, che registra una presenza di organizzazioni fra le più alte in Italia, con 26mila istituzioni e quasi 500mila volontari.

I due rappresentanti giudicano “incomprensibile” il mancato accesso per le organizzazioni di volontariato e di promozione sociale al Fondo nazionale di Garanzia previsto dal decreto “Liquidità” approvato dal Governo.

“Una misura di cui i nostri enti non possono fare a meno per continuare ad assistere le fasce più deboli e vulnerabili del territorio” continuano le due organizzazioni che fanno appello alla regione Toscana “perché intervenga immediatamente attraverso il suo presidente Enrico Rossi, per risolvere una situazione che rischia di diventare insostenibile”.

Per accedere al Fondo sarebbero necessarie il possesso di partita Iva e l’iscrizione al Rea (repertorio economico amministrativo), requisiti che - secondo Mengozzi - solo una “minima parte” delle organizzazioni toscane hanno vista la natura del loro mandato. “A fronte del loro insostituibile ruolo sociale nelle nostre comunità - spiega- non si capisce come mai si chieda ad enti già iscritti ai registri regionali e nazionali dell’associazionismo e al costituendo registro unico del terzo settore di avere una doppia iscrizione anche al Rea che ne riconosca le prerogative della natura economica già definite per legge dalla forma di ente del terzo settore (Ets)”.

Oltre al Fondo speciale di Garanzia, le due associazioni chiedono inoltre l'accesso agevolato al credito e ulteriori facilitazioni sulle spese di sanificazione.

“Gli enti del terzo settore sono in grande sofferenza economica per l’arresto di molte delle loro attività, – spiega Gelli - in molti hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali per tutelare i dipendenti ma i costi fissi delle sedi sociali, le utenze, le spese vive vanno avanti al contrario ad esempio delle attività di autofinanziamento, di convenzione con gli enti pubblici con un danno economico grave. Ci sarà un momento – concludono Gelli e Mengozzi - in cui all’impegno sanitario, oggi giustamente prevalente, si dovrà sostituire la prevalenza del settore sociale, in cui il terzo settore toscano giocherà un ruolo insostituibile, garantendo servizi e opportunità fondamentali per la comunità e assicurando la coesione sociale della nostra regione.”

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