Spreco: in 10 anni di Legge Gadda donati cibo e medicinali per 10 miliardi di euro
Il 6 ottobre a Roma Terzjus e Fondazione Valore hanno presentato una ricerca che fotografa quanto e come ha funzionato la norma dalla sua entrata in vigore. Dal 2016 donate 3,7 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari e 40 milioni di farmaci
A dieci anni di distanza dall'entrata in vigore della Legge antispreco la Fondazione Terzjus e la Fondazione Valore con il sostegno della Fondazione Cariplo hanno presentato a Roma il 6 ottobre la ricerca che racconta cosa è cambiato da allora, quale impatto economico e sociale ha avuto la legge Gadda (del 19 agosto 2016, n. 166) e quali sono le priorità per il futuro.
I risultati della ricerca sono stati illustrati in occasione del convegno “Dieci anni che non si sprecano – La legge ‘Gadda’ 166/2016: i risultati, le alleanze, il futuro”.
In dieci anni, in Italia, sono state donate circa 3,7 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari e 40 milioni di confezioni di farmaci, per un valore economico complessivo stimato in 10,3 miliardi di euro.
Un dato economico che secondo Gabriele Sepio, presidente di Fondazione Valore, descrive "la capacità di un intero sistema di restituire valore sociale a eccedenze ancora perfettamente utilizzabili". "Si tratta di una stima prudenziale. Il valore generato dalla Legge 166 è più alto perché la ricerca è ancora in corso e non comprende diversi comparti, tra cui le donazioni da agricoltura, pesca, pubblici esercizi e filiera della somministrazione, per i quali non disponiamo ancora di dati nazionali omogenei. La legge Gadda ha creato un quadro più semplice e favorevole alle donazioni: il prossimo passo è rendere i suoi strumenti ancora più conosciuti, accessibili e uniformemente applicati, ampliando ulteriormente la platea delle imprese e degli enti coinvolti".
Tra il 2016 e il 2025, le eccedenze raccolte da Banco Alimentare presso l'industria e la distribuzione sono cresciute del 95%, da circa 22.000 a 42.800 tonnellate l'anno.
"I numeri dicono che la Legge 166 ha funzionato - dichiara Maria Chiara Gadda, vicepresidente dei deputati di Italia Viva-Casa Riformista -. Adesso serve il secondo tempo della Legge 166: sostenere la logistica e le attrezzature del Terzo settore, anche attraverso un credito d’imposta, e includere i farmaci per la salute mentale tra i beni donabili. Perché le buone leggi - conclude - si aggiornano guardando ai bisogni del futuro".
La prima fase dell’indagine, a carattere esplorativo, ha raggiunto 623 enti del Terzo settore impegnati nel recupero e nella distribuzione a fini solidaristici di beni invenduti, eccedenti o non più commercializzati. La ricerca parte dai dati del Registro unico nazionale del Terzo settore, in base a cui, al 1° ottobre 2026 risultavano 1.171 enti iscritti che avevano dichiarato di svolgere attività nella filiera antispreco riconducibili alla cessione gratuita di alimenti o di altri prodotti contemplati dalla Legge 166/2016.
Grazie anche alla collaborazione dei centri di servizio per il volontariato e delle principali reti e realtà associative del Terzo settore, la rilevazione ha approfondito caratteristiche, organizzazione e attività di una parte significativa di questi soggetti. Dalle risposte emerge una filiera solidale diffusa e fortemente radicata nei territori. Negli ultimi dodici mesi l’80,3% degli enti coinvolti ha raccolto o ricevuto beni alimentari, il 67,4% beni non alimentari e non farmaceutici e il 41% medicinali. Le percentuali si sovrappongono perché numerose organizzazioni operano contemporaneamente in più ambiti: il 66% del campione è infatti impegnato in almeno due differenti filiere.
Determinante risulta il contributo delle imprese: l’81,2% degli enti riceve beni donati da aziende. A questo canale si affiancano le donazioni effettuate dai cittadini attraverso collette e campagne di raccolta, indicate dal 61% delle organizzazioni, mentre il 22,6% redistribuisce anche beni messi a disposizione dagli enti pubblici.
Le organizzazioni coinvolte si basano in larga misura sul volontariato. Il 51,6% degli enti non dispone di dipendenti o collaboratori, mentre il 19,6% si avvale di un numero molto limitato di lavoratori, compreso tra una e cinque persone. Più di otto enti su dieci, pari all’85,6% del campione, risultano iscritti al RUNTS. Un altro elemento significativo riguarda la crescita del settore nel decennio successivo all’approvazione della legge: il 55,4% degli enti intervistati ha iniziato a occuparsi della raccolta e della distribuzione di beni dopo l’entrata in vigore della Legge 166/2016, in particolare dopo i primi tre anni e nel periodo post Covid.
"Questa prima rilevazione rende visibile una rete di enti spesso piccoli, fortemente radicati nelle comunità e sostenuti in larga misura dal volontariato, che ogni giorno trasforma beni destinati allo spreco in aiuti concreti per le persone più fragili", dichiara Luigi Bobba, presidente di Fondazione Terzjus. "Il fatto che più della metà delle organizzazioni abbia iniziato questa attività dopo il 2016 mostra quanto la cultura del recupero e della donazione sia cresciuta nell’ultimo decennio. La sfida ora è consolidare questa rete, investendo nella formazione, negli strumenti digitali, nelle campagne di informazione sulla legge antispreco e nella collaborazione tra Terzo
settore, imprese e istituzioni".
Le attività di recupero e distribuzione sono svolte prevalentemente su scala locale. Nel 72% dei casi la consegna dei beni alle persone in difficoltà avviene all’interno dello stesso centro abitato o quartiere. I principali destinatari sono famiglie e singoli che faticano ad arrivare alla fine del mese (26,6%), anziani fragili (17,3%), persone senza dimora e cittadini in condizioni di povertà (15,4%), immigrati residenti (13,3%). La filiera antispreco è quindi sia uno strumento per ridurre i rifiuti sia una componente delle politiche di contrasto alla marginalità e all'esclusione sociale.
Tra i principali bisogni espressi dai volontari impegnati negli ETS figurano la necessità di formazione per la progettazione sociale, la raccolta fondi, l’impiego degli strumenti digitali, il supporto normativo e fiscale. Soltanto il 39,6% degli enti dichiara di conoscere in modo approfondito la legge 166/2016. Il 50,9% ne ha sentito parlare, ma non conosce nel dettaglio i suoi principi e strumenti, mentre il 9,5% non ne conosce l’esistenza. Anche per questo tra le priorità è indicata al primo posto la necessità di campagne di informazioni più ampie, seguono facilitazioni agli enti distributori, maggiori incentivi per le imprese e i cittadini donatori e il rafforzamento delle reti territoriali.
© foto di anteprima di Pietro Mario Del Monte, progetto FIAF-CSVnet "Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano"



















